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Prezzi alle stelle? Ecco la ricetta di Rana per uscire dalla crisi


Il fondatore del famoso pastificio analizza la situazione del mercato: “Per scongiurare il crollo dei consumi, puntate sulla qualità”.

Innovazione e qualità superiore. E’ la politica imprenditoriale
con cui Giovanni Rana ha affermato il marchio, conquistato la fiducia
di milioni di consumatori e trasformato San Giovanni Lupatoto
(in provincia Verona) in capitale della pasta fresca.


Ma la grande intuizione del “re” dei tortellini è stata, anche e soprattutto,
quella di proporsi come primo garante dei suoi prodotti, diventando così l’icona
di un modello di marketing che, via via, ha fatto scuola nel mondo.
I continui investimenti nella tecnologia, nella ricerca e nello sviluppo delle risorse umane - “Il capitale intellettuale dell’azienda”, ha sempre sostenuto il Cavalier Rana -, senza mai perdere di vista la cultura della genuinità e della qualità, sono dunque i fattori vincenti del colosso veronese.

Ora, però, i produttori di pasta (secca e fresca indistintamente) devono fare i conti con la vertiginosa ascesa dei prezzi delle materie prime: un fenomeno, per ora incontrollabile, che ha costretto gli industriali a mettere mano ai listini.

Cavalier Rana il momento è critico. I prezzi delle materie prime non accennano a diminuire, tantomeno a stabilizzarsi. Qual è il punto di vista del mondo della pasta fresca? Temete il crollo dei consumi?

“La situazione attuale non è certamente delle migliori. Con l’aumento dei prezzi del grano, a cascata aumenteranno anche tutte le altre materie prime. Uova comprese.

Siamo assillati da questo problema. Ma la raccomandazione che faccio agli imprenditori
è di non farsi prendere la mano: la pasta fresca gode di buona salute e, soprattutto,
ha un avvenire. A patto che la qualità dei prodotti rimanga, sempre e comunque, alta.

Non ho dubbi: se la pasta fresca continuerà ad essere fatta con i crismi migliori, riuscirà ulteriormente a conquistare il mercato, togliendo spazi al comparto del secco.

Non lo dico io, ma l’orientamento dei consumatori. Tant’è che il nostro settore, solo quest’anno, è cresciuto di oltre l’8%. E le previsioni parlano di un mercato in netta e continua espansione”.

Qual è, allora, la via d’uscita?
“Credo che la strada da seguire poggi, essenzialmente, su due pilastri: oggi più che mai bisogna puntare su prodotti innovativi e nutrienti. Non dobbiamo dimenticarci, a tal proposito, il ruolo fondamentale che riveste l’etichettatura. E’ vero che i consumatori seguono la cultura gastronomica del momento, ma è altrettanto vero che leggono e consultano sempre più attentamente le descrizioni produttive e nutrizionali di ciò che acquistano. Ecco perché, da sempre, sostengo che il perseguimento della qualità è la chiave di volta per un futuro roseo della pasta fresca. Come Appf (Associazione produttori pasta fresca), ci stiamo dando da fare moltissimo per snellire la burocrazia sull’etichettatura. Noi diciamo: seguiamo le direttive europee, ma ognuno sia garante assoluto della genuinità di ciò che produce e commercializza”.

La promozione che ruolo gioca nel successo di un prodotto?
“Direi che la promozione è… vitale. Guardi me: Rana fa da apripista e, se la sua idea funziona, è un vero e proprio traino per tutto il settore. Ai miei colleghi raccomando sempre di dire una preghiera per Giovanni Rana: non è per vantarmi, ma se la mia
azienda gode di salute e apre nuovi orizzonti di mercato, inevitabilmente, c’è sempre spazio per tutti”.

Anche nel mercato estero?
“Certo. Il 35% della nostra produzione è, infatti, rivolta al mercato esterno. Non a caso, abbiamo aperto filiali in Francia, Spagna e Inghilterra. Insomma, l’export funziona.
E’ vero che all’estero il rapporto qualità-prezzo è un po’ elevato, ma gli stranieri chiedono e apprezzano freschezza e qualità del prodotto. Anche in questo caso, la cultura della genuinità paga. E la fascia di mercato cresce e si espande senza incontrare troppe resistenze”.

Torniamo all’aumento dei prezzi delle materie prime. Può azzardare qualche previsione sull’andamento delle quotazioni?
“Sono ottimista. Dopo la brutta stagione, sui raccolti di grano tornerà il sereno. Prendiamo l’Australia, uno dei principali produttori al mondo e uno dei maggiori fornitori delle nostre industrie. Dopo la disastrosa campagna dell’anno scorso, pare che la nuova stagione sia positiva. Il che vuol dire più grano in circolazione e, molto probabilmente, prezzi più calmierati. E, poi, c’è l’incognita Cina e India: sono Paesi ormai stanchi di mangiare riso, che stanno incidendo pesantemente sul mercato con fortissime richieste di materie prime. Molti sostengono che da questa situazione si apriranno nuovi scenari ed opportunità,
io vedo anche i rischi. Difficile capire, allo stato, se ci sarà un reale bilanciamento tra possibilità e difficoltà”.

In questo puzzle, come si inserisce Appf?

“Abbiamo una trentina di soci, che rappresentano più del 70% del panorama produttivo nazionale. E il Presidente è il sottoscritto, ormai da… vent’anni. Abbiamo sempre agito nel rispetto di tutti e facciamo da sentinella per difendere le esigenze della categoria, cercando di avere un dialogo aperto e costruttivo con Bruxelles. Un esempio per tutti:
ci siamo battuti come leoni per far passare il Regolamento sulla conservazione.
Il tutto seguendo un’idea chiara e imprescindibile: ognuno di noi deve essere garante di ciò che produce”.
 
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