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Valerio Marchioni, Presidente di Assincer,anticipa i temi caldi di GranoItalia

Il 27 e 28 settembre la filiera dei cereali si riunirà a convegno. GranoItalia è, infatti, un appuntamento obbligato per fare il punto sulle criticità del settore e per delineare gli scenari futuri.

I lavori, promossi da Assincer e Regione Emilia Romagna, si svolgeranno nella Sala Topazio del Palazzo degli Affari di Bologna.

“Lo spirito che animerà le due Giornate di Studio – sottolinea il Presidente di Assincer, Valerio Marchioni – è appunto la filiera. Recentemente, lavorando sulla sinergia tra i diversi anelli della filiera, abbiamo raggiunto risultati importanti, come il progetto di filiera grano duro Sigrad, il disciplinare di coltivazione, raccolta e stoccaggio che premia la qualità. Attualmente, però, con la volatilità dei prezzi, questo spirito di filiera si è fermato: c’è una situazione di stallo nelle relazioni; si è, insomma, tornati a pensare a se stessi.
Ma sono fermamente convinto che solo lavorando in un’ottica di filiera, secondo adeguati sistemi organizzativi, si potrà garantire un futuro roseo al settore”.

Dottor Marchioni, perché è importante GranoItalia?

“Perché riunisce attorno ad un unico tavolo tutti i principali anelli della filiera. Questa è una sfida importante, è l’unico modo che abbiamo per cercare di affrontare concretamente le problematiche del settore e delineare le strategie per risolverle”.

Quali saranno i temi più “scottanti”, quelli che faranno più discutere durante le Giornate di Studio?

“Gli animi si accenderanno sul tema del mercato e le sue relazioni e su quello della qualità e come questa può essere assicurata. A tale riguardo, durante l’incontro, dovremo cercare di capire se ci sono risposte organizzative tali che possono superare questa situazione di stallo nelle relazioni tra i diversi anelli della filiera”.

Cosa intende per “risposte di carattere organizzativo”?

“Nel nostro Paese i problemi della cerealicoltura sono di diverso genere. Uno di questi è di tipo cosiddetto “hard”, ed è quello legato ai sistemi di stoccaggio: sono sicuramente inadeguati, del tutto incapaci di preservare la qualità lungo la filiera. E’ inutile produrre grano di qualità se poi la merce si va a mescolare nella fossa con frumento più scadente. Ovviamente, questa problematica non può risolversi nell’immediato, occorre un periodo medio lungo. Ma è chiaro che, se la questione non si risolve al più presto, non si potrà certo costruire sulla qualità”.

Quali sono le altre problematiche da affrontare con soluzioni organizzative?

“Si tratta di problemi commerciali, come la fluidità del mercato: ancora oggi il mercato non è alimentato costantemente. L’altro problema si lega ai listini: c’è troppa eterogeneità, ci sono addirittura listini che quotano non realisticamente il mercato”.

Secondo Italmopa, per valorizzare la qualità occorrerebbe che i listini di Borsa tenessero in considerazione anche i parametri qualitativi del prodotto. Questo, per “ancorare” la qualità ad un prezzo base e invogliare l’agricoltore a coltivare grano adatto alle esigenze dell’industria. Lei, che a GranoItalia presenterà una relazione sulla “Remunerazione del prodotto sul mercato in relazione alle caratteristiche qualitative”, cosa ne pensa?

“La richiesta di Italmopa è corretta. E’ chiaro però che non è semplice fare dei listini che tengano conto sia della qualità, sia della produzione. Occorre, infatti, una certa elasticità che tenga in considerazione, anno per anno, di quanto si verifica in campagna. Sono d’accordo, comunque, che la premialità (che si ottiene attraverso gli accordi di filiera che premiano la qualità) debba essere trasferita agli agricoltori. Noi dobbiamo arrivare ad un sistema che paghi il cereale secondo le sue caratteristiche qualitative, così come avviene per altri prodotti, come per esempio per l’uva da vino. Ma sarà impossibile farlo per i cereali finché mancheranno attrezzati centri di stoccaggio. Solo con centri di stoccaggio adeguati, infatti, si può analizzare subito il prodotto al momento dello scarico e, quindi, selezionare le masse”.

Non dimentichiamo poi che la lavorazione industriale del vino si fa direttamente in cantina, mentre per il grano il momento dello stoccaggio rappresenta uno step di servizio, perché la prima lavorazione industriale è ad appannaggio dei molini...

“Esatto. Ecco perché è fondamentale accorciare la filiera e creare rapporti forti fra stoccatori e mugnai. Questo è un passaggio delicatissimo, come quello che deve avvenire tra lo stoccatore e l’agricoltore. Lo stoccatore, infatti, dovrà essere in grado di trasferire la premialità che ottiene in un rapporto corretto con l’industria all’agricoltore stesso, per incentivarlo a coltivare meglio”.

Ma l’agricoltore è pronto a questo tipo di rapporto?

“Questa mentalità sta nascendo, e col tempo sono convinto che diventerà sempre più forte. Ma non si instaura in un breve periodo. Il disaccoppiamento totale, come dice la parola stessa, disaccoppia l’aiuto al reddito da quello che è il prodotto. Così l’agricoltore semina ciò che vuole e da quello che semina deve fare un conto economico. Gli servono, dunque, tecniche colturali tali da massimizzare il profitto. Noi dobbiamo incentivare l’agricoltore a coltivare qualità assicurandogli che la qualità sarà premiata. Ciò, ovviamente, richiede del tempo”.

Sempre riguardo ai listini, secondo i mugnai non è giusto che siano diversi da Borsa a Borsa. Lei, che cosa ne pensa?

“Rispetto la giusta autonomia di ogni Camera di Commercio, ma la mancanza di un coordinamento, alla base di questa disomogeneità fra listini, è difficile e pericolosa”.

Occorrono, quindi, provvedimenti normativi o progettuali che consentano di omogeneizzare i listini...

“Esattamente. Il Piano Nazionale Cerealicolo che il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali sta approntando affronta proprio le tematiche cruciali del settore: lo stoccaggio e la logistica, la fluidità del mercato e i listini. Si tratta di gap organizzativi, come dicevo poco fa. Mi auguro che finalmente anche il mondo politico intervenga a riguardo. Altrimenti ognuno continuerà a guardare e difendere il proprio interesse, proprio perché si tratta di un mercato molto volatile, disorganizzato, con margini molto bassi”.

Si è parlato di recente del pericolo caro-pasta: qual è la sua opinione?

“Un pacchetto di pasta costa quanto una bottiglia di acqua minerale. Perciò, anche se aumentasse non sarebbe una cosa grave per le famiglie italiane, che si rendono perfettamente conto del “mondo” che sta dietro ad un pacco di pasta. Quanto potranno arrivare a spendere in più in un anno gli italiani per la pasta? 10, 20, al massimo 30 euro. Ma è giusto che, se il prezzo della materia prima lievita, quest’aumento di prezzo si debba ripercuotere sul prodotto finito, specie nella pasta, dove il costo del grano incide per il 70% sul prodotto finito. E se tutta la filiera godrà di questo rincaro, il caro-pasta lo considererei un passo positivo”.

Un’ultima domanda. L’Italia si sta preparando ad investire sull’energia verde (bioetanolo). Significa che i mugnai avranno a disposizione meno grano italiano perché sarà in parte utilizzato per il no food?

“Con i prezzi correnti dei cereali all’agricoltore italiano non conviene certamente dedicare questo tipo di materia prima all’energia verde. Sarebbe quindi assurdo mettersi a fare etanolo con un prodotto così pregiato e in questo Paese importatore. Non dobbiamo infatti dimenticare che i nostri mugnai sono costretti a rivolgersi all’estero per coprire il 50% del loro fabbisogno. E senz’altro, sul mercato internazionale, ci saranno ripercussioni sulle disponibilità di cereali dovuti al fatto che parte di questi, all’estero, saranno utilizzati per il no food, con indubbie ripercussioni anche sul mercato interno”.

Dalle risposte del Presidente Assincer sembra proprio che l’appuntamento di GranoItalia si possa rivelare ricco di significati e prospettive per la filiera, anche perché la parte politica sarà rappresentata dall’Onorevole Guido Tampieri, Sottosegretario al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.

La segreteria organizzativa di GranoItalia è affidata ad Avenue Media.
 
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