05 Febbraio 2007
Romania e Bulgaria, futuri granai d’Europa
di Delia Sebelin
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Dal 1° gennaio di quest’anno, Bulgaria e Romania sono entrate in Europa, portando a 27 il numero dei Paesi aderenti. Cosa comporterà l’entrata dei nuovi partner dal punto di vista del mercato dei cereali? |
Per il momento, non avverrano modifiche sostanziali dei prezzi perché, come spiega il Presidente dell’Ismea, Arturo Semerari, “Romania e Bulgaria raggiungono entrambi l’autosufficienza per i cereali, ma la produzione è caratterizzata da un basso livello qualitativo e da un’elevata variabilità delle rese annuali.
Di conseguenza, i prezzi all’esportazione si mantengono su livelli inferiori sia nel confronto con l’Unione europea sia con le principali quotazioni del mercato internazionale”.
Il ritorno di Bulgaria e Romania sui mercati internazionali sarà accelerato dai meccanismi e dal sostegno della Politica Agricola Comune, tuttavia il processo non sembra realizzabile nel breve/medio periodo. “L’arretratezza dei sistemi di coltivazione e delle dotazioni aziendali rumene - conferma Semerari - rendono economicamente e politicamente improbabile il rapido sviluppo di un’agricoltura efficiente su larga scala”.
Ma, a lungo termine, lo scenario potrebbe cambiare. “L’Italia importa circa 2/3 del frumento tenero e 1/3 del duro necessario all’attività del comparto industriale e, allo stato attuale, i fattori cruciali dell’approvvigionamento nazionale sono costituti dalla qualità della granella, dalla rilevanza quantitativa delle partite e dalla fluidità degli scambi (frequenza e costanza). In questi termini, nel medio/lungo termine, i due nuovi Paesi membri potrebbero rappresentare un’opportunità non solo per il collocamento delle produzioni italiane, ma anche per l’approvvigionamento delle materie prime”.
E l’industria molitoria italiana si è già aperta alla Romania. “Da qualche anno - spiega Silvio Grassi, del Molino Grassi - abbiamo intrapreso con questo Paese dei progetti di filiera sul grano duro. Abbiamo cercato, fino ad ora, di produrre lì alcune varietà nostrane. In futuro abbiamo intenzione di sviluppare tipi di grano più adatti a quel tipo di clima”. Purtroppo, infatti, i climi dei nuovi partner sono sfavorevoli per la produzione del grano duro, “perché hanno inverni molto freddi”.
Diversa, invece, la situazione per quanto riguarda il grano tenero. “Ci sono campi in abbondanza, e di ottima qualità”, conferma Grassi. Occorrerà, però, migliorare la logistica. Tra le questioni da affrontare, anche la sicurezza alimentare. “Il grano tenero proveniente dai nuovi partner dovrà essere, almeno inizialmete, utilizzato per i mangimi - sottolinea Grassi -. In futuro, quando sarà migliorata e soprattutto certificata la qualità del prodotto, lo si potrà usare anche per prodotti destinati all’alimentazione umana”.
Positiva anche l’opinione di Lucio Quaglia, del Molino Quaglia. “Per Bulgaria e Romania potrebbe ripetersi, nel grano, quello che è successo in Ungheria per il mais. Appena entrato nell’Unione, questo Paese era molto indietro rispetto al resto d’Europa: oggi, per il mais, è un partner importante e affidabile”.
Se la Romania sarà in grado di migliorare le strutture di stoccaggio, la logistica e di garantire, attraverso disciplinari adeguati, quello che si produce in campagna, in futuro potrebbe tornare ad essere il granaio d’Europa e “l’industria molitoria italiana - conferma il Vice Direttore di Italmopa, Piero Luigi Pianu - non potrà che apprezzare la possibilità di allargare le proprie fonti di approvvigionamento per far fronte alla carenza quantitativa del raccolto nazionale”. Certo, la strada è lunga.
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