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A New York, si è celebrata la Giornata mondiale della pasta:
scoppia la moda dei formati a base di materie prime alternative.
I nemici della pasta le hanno provate tutte per screditare l'emblema del Made in Italy. Polemiche sui rincari, speculazioni mediatiche sull'impennata dei prezzi delle materie prime e perfino battaglie nutrizionali. Niente da fare. Il popolo della pasta - in ogni angolo della penisola e del pianeta - ha fatto quadrato, difendendo a suon di acquisti l'indiscusso primato di maccheroni e spaghetti. |
Il risultato, per nulla scontato vista la forte crisi globale e la perdurante stagnazione dei consumi domestici, come sempre è dettato da numeri e bilanci di fine anno. Ecco allora che la spesa per acquistare l'alimento imprescindibile della dieta meditteranea è aumentata del 30%, arrivando, nel 2008, a quota 1,032 miliardi di euro. Dati ufficiali, fonte Iri Infoscan, mica previsioni... La conferma che la pasta ha una forte e continua penetrazione nelle famiglie. Ma è anche segnale di grande vitalità di questa “fetta” di mercato che, a dispetto degli elevati consumi pro capite e dei volumi raggiunti (circa 723 milioni di chili annui), dimostra di saper crescere, creando nuovi ed interessanti spazi di espansione.
La pasta è l'alimento
che sazia e costa poco
Leggendo bene tra le righe delle statistiche di mercato, è evidente che la performance positiva della pasta assume anche un significato sociale. Come dire che nei momenti di difficoltà e di recessione, cioè quando gli italiani stanno più attenti al portafoglio, il piatto di “fresca” o “secca” rimane il miglior modo per saziarsi in modo equilibrato e, per di più, spendendo poco. Ed è in questo contesto che i numeri assumono un ruolo chiarificatore: per comprare un chilo di pasta - più che sufficiente a mettere a tavola 5 persone -, basta, al massimo, 1 euro e 40 centesimi. Insomma, con pochi spiccioli una famiglia intera può fare un pasto sano e con il giusto apporto calorico. Parola di IPO (International Pasta Organisation, di cui sono soci 18 Paesi) che, durante la Giornata mondiale della pasta svoltasi il 25 ottobre a New York, ha ribadito e spiegato che 100 grammi di pasta di semola di grano duro forniscono un apporto energetico pari a circa 360 kcal, di cui il 72% sotto forma di carboidrati complessi, il 12% di proteine ed un contenuto in grassi quasi trascurabile. Una precisazione necessaria, visti gli attacchi e il battage provocatorio messo a segno nell'ultimo anno.
Il trend delle vendite
Secondo l'analisi di Iri Infoscan, il mercato ha fatto registrare un netto aumento delle vendite da parte delle private label: oggi sfiorano il 14% di quota a valore e il 18% a volume. Buono l'andamento delle marche commerciali, trascinate dall'ottimo rapporto qualità-prezzo e dalla qualità percepita. Puntano, infine, molto in alto anche tutte le aziende di marca industriale: le novità, per l'immediato futuro, sono rappresentate dal lancio di “paste a maggior valore aggiunto” grazie all'uso di materie prime alternative (kamut o farro).
Pasta e dieta mediterranea
Il connubio è obbligato. Non c'è dieta mediterranea senza pasta. Un “imperativo” che è stato ribadito dall'IPO a New York, per bocca del proprio Scientific Advisory Board composto da esperti internazionalmente riconosciuti in campo produttivo, medico ed alimentare.
I nutrizionisti, casistiche alla mano, parlano chiaro: “La pasta aiuta a mantenere più basso il livello di trigliceridi nel sangue. La pasta è, infatti, ricca di vitamine, specie del gruppo B, e di ferro. Contiene di per sé poco sodio e niente colesterolo. Insomma, chi assume regolarmente la pasta ha un livello più basso di trigliceridi nel sangue (in media il 19% in meno) rispetto a chi trascura questo alimento preferendone altri. La bassa percentuale di trigliceridi nel sangue è sinonimo di prevenzione per i rischi di patologie alle arterie e alle coronarie”.
La pasta è, dunque, sinonimo di salute e prevenzione. Ma anche pilastro su cui poggia la dieta meditteranea: “In questo ambito, noi nutrizionisti consigliamo un apporto energetico totale giornaliero che provenga, per il 55-60%, dai carboidrati. Una forma di energia pulita che non sottopone reni e fegato a una sorta di superlavoro. Bene, la pasta garantisce a mantenere sano il nostro fisico, troppo spesso sottoposto a stress e cattive abitudini alimentari”.
I formati di pasta
che spopolano negli Usa
In occasione del World Pasta Day di New York, l'Accademia italiana della cucina ha realizzato una ricerca sullo stato della ristorazione del nostro Paese negli Stati Uniti. E così si è scoperto che la pasta sta vivendo, almeno nei migliori ristoranti (ne sono stati selezionati 70), una nuova stagione, all'insegna della tradizione regionale e della creatività. Ecco allora la classifica dei dieci formati di pasta più ricorrenti.
La classifica dei formati |
Linguine |
Ravioli |
Spaghetti |
Gnocchi |
Tagliatelle |
Tortelli |
Penne |
Agnolotti |
Maccheroni |
Lasagne |
La cucina italiana negli Stati Uniti rappresenta, da sempre, un vero e proprio baluardo per l'immagine e la cultura del nostro Paese. Attualmente, riporta la ricerca, a New York ci sono 500 ristoranti di tradizione culinaria italiana, 100 a Miami e altrettanti a San Francisco. In totale, tra Usa e Canada - secondo i più recenti dati elaborati da Confcommercio - ce ne sono 15 mila. Di più: i ristoranti italiani nel mondo sono circa 56 mila.
Le ricette più diffuse al mondo |
Agnolotti alla parmigiana |
Paccheri ripieni di carne e ricotta |
Spaghetti alla bottarga |
Fusilli alla Norma |
Tortelli alla modenese |
Bucatini alla amatriciana |
Trenette al pesto |
Agnolotti al Plin |
Lasagne alla bolognese |
Rigatoni alla siciliana |
Maccheroni cacio e pepe |
L'alta ristorazione italiana negli Stati Uniti presenta, oggi, un'offerta gastronomica molto legata - e questa è la novità - al recupero dell'identità regionale. Un obiettivo raggiunto grazie alla crescita culturale della figura dello chef, spesso italiano di nascita e di formazione, in grado di portare anche al di fuori dei confini nazionali la cultura gastronomica nostrana.
Tra i migliori 70 ristoranti italiani degli Stati Uniti, ben 27 (cioè circa il 40%), infatti, promuovono un menu regionale e tradizionale; 23 propongono piatti genericamente italiani, mentre 20 quelli che sperimentano una cucina più creativa. Tra le cucine del territorio più diffuse, al primo posto - a pari merito - ci sono quella emiliana e quella toscana. Ottima diffusione anche per i piatti tipici della cucina piemontese, genovese, veneta e siciliana.
La pasta è sulla tavola
di 8 americani su 10
Non solo hamburger e patatine fritte. Gli Usa cominciano a conoscere e ad apprezzare la pasta. Tant'è che per il 77% degli americani è diventata un appuntamento almeno settimanale, mentre il 33% la mangia almeno 3 volte a settimana.
Le ragioni del boom di questo piatto sono semplici: è nutrizionalmente ok, è buona ed è conveniente. C'è da rimanere sorpresi a leggere - sul sito www.ilovepasta.org - i risultati di un'indagine realizzata negli Usa dall'Associazione nazionale dei produttori di pasta (National Pasta Association). E così si scopre che la pasta viene consumata più nel Nord Est del Paese (in particolare nelle grandi metropoli, dove i consumi settimanali salgono all'84%) rispetto al Sud e alla provincia e che viene cucinata dalle donne (71%), ma anche dagli uomini (53%).
Insomma, non è un caso che oggi gli Stati Uniti figurino ai primissimi posti (al sesto per la precisione, a pari merito con la Svezia), con 9 chili pro capite, nella graduatoria dei Paesi consumatori di pasta. Non è tutto: con 2 milioni di tonnellate, seguono l'Italia (leader mondiale con 3,2 milioni di tonnellate) nella classifica dei maggiori Paesi produttori.
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