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7 Aprile 2008
From seed to pasta: la filiera a convegno
Grano duro di qualità per pasta d’eccellenza

Ricerca, produzione, trasformazione. Ogni sessione del simposio
“From seed to pasta” - in programma all’Hotel Carlton di Bologna
dal30 giugno al 3 luglio, sotto l’egida di Barilla, Società Produttori Sementi di Bologna e Regione Emilia Romagna - accenderà,
infatti, i riflettori sugli anelli della filierache hanno permesso all’Emilia Romagnadi diventare uno dei punti di riferimentoper la produzione
di grano durodi qualità per Barilla, leader mondialedella pasta.

L’obiettivo del simposio è quello di offrire degli approcci multidisciplinari per una produzione di grano duro più sostenibile e di più alta qualità. E metterà insieme tutti
i fondamenti in materia di produzione della pasta di grano duro.
Le giornate di studio (parteciperanno relatoriprovenienti da Francia, Turchia, Siria,
Messico, Australia, Stati Uniti, Israele,Olanda, Canada, Colombia, Inghilterra, Spagna, Austria e Repubblica Ceca) faranno il punto sullo stato dell’arte per ciò che riguarda
la genomica, il criterio per la selezione assistita del prodotto, le risorse genetiche,
la coltivazione, l’agronomia, la tolleranza agli stress abiotici e biotici, la qualità nutrizionale e tecnologica, la produzione della pasta e le implicazioni sociali ed economiche
della produzione e della lavorazione del grano duro.

Per scoprire più da vicino il programma del simposio, registrarsi e conoscere le sessioni dei lavori, è possibile consultare il sito Internet www.fromseedtopasta2008.it Per entrare nel vivo del problema e capire i risvolti del simposio, abbiamo incontrato Ercole Borasio,
Direttore generale della Società Produttori Sementi di Bologna
e chair del Comitato organizzatore delle giornate di studio.

Dottor Borasio, come si possono promuovere azioni di filiera per migliorare
le produzioni di qualità?

“Prima di tutto, bisogna conoscere la composizione della filiera. E, poi, servono le cosiddette pre condizioni. Ad esempio, è necessario avere delle varietà che riescano
a offrire rispondenza alla qualità che interessa l’industria. Questo per dire che la filiera
non sta in piedi da sola. A sostegno della “nostra” filiera, infatti,
c’è anche un vero e proprio disciplinare di coltivazione e produzione che individua
le varietà (Normanno, Levante, Saragolla e Svevo) più indicate per raggiungere
gli obiettivi dichiarati della qualità”.

Il grano duro di qualità Made in Emilia Romagna è ormai una realtà.
Quali sono state le carte vincenti per raggiungere questo ambizioso traguardo?


“La chiave di volta è stata, senza dubbio, quella di far comprendere a tutti gli attori interessati della filiera che ci trovavamo di fronte ad una grandissima opportunità:
produrre grano duro di qualità, per rispondere ad una continua e crescente domanda specifica del mercato. Dalla nostra, per iniziare la produzione mirata, avevamo già
le varietà ad hoc, selezionate e costruite in quasi vent’anni di strettissima collaborazione proprio con Barilla. E poi c’era un altro fattore importante: la possibilità materiale
di aumentare la produzione di grano duro, andando ad utilizzare quelle superfici che,
fino a pochi anni prima, erano destinate a coltivazioni specifiche (la barbabietola),
ma ora in via di… estinzione. Senza dimenticare la Regione: ha ascoltato e dato risposta alle richieste della filiera, sostenendola anno dopo anno”.

Il nuovo contratto quadro di filiera, che è stato appena rinnovato con Barilla, prevede,
in Emilia Romagna, una produzione di 100 mila tonnellate di grano duro.
Si può fare ancora di più?


“Certo che si può fare di più. Il progetto di Barilla è stato abbastanza prudente, ma si è, comunque, passati da una produzione iniziale di 30 mila tonnellate alle attuali 100 mila. Tutto ciò, anche se il fabbisogno di Barilla è sostanzialmente più ingente. Si può, però, affermare che il nuovo molino dell’azienda di Parma potrà avere proprio nell’Emilia Romagna il suo principale e maggiore fornitore. Insomma, le opportunità per migliorare
ed implementare la produzione ci sono. E non solo sulla carta”.

Veniamo a “From seed to pasta”. Perchè, per un simposio di caratura internazionale,
è stata scelta proprio Bologna?


“Perché Bologna, a livello internazionale, è riconosciuta come crocevia della ricerca
e dell’industria di trasformazione. Lo sforzo comune di tutti gli attori della filiera, non a caso, è stato quello di produrre delle varietà che dimostrassero
un’eccellenza qualitativa anche e soprattutto fuori dai confini nazional e i riconoscimenti sono arrivati da più parti. Se la scelta dell’organizzazione del simposio è ricaduta proprio su Bologna, c’è un motivo ben preciso: riconoscere esplicitamente a Bologna la sua specificità a livello mondiale”

Il simposio darà voce a tutti gli attori della filiera, ogni settore avrà un momento clou. Qual è il messaggio che volete trasmettere al mondo della ricerca, della produzione,
della trasformazione e della distribuzione?


“Il modello che abbiamo sviluppato è l’unico che può portare benefici al mondo della produzione, della trasformazione e ai consumatori. Tutto ciò perché alla base c’è una solida ricerca che va avanti da vent’anni. Non ci sono alternative.
La strada che abbiamo imboccato con successo è quella di saper ascoltare e interpretare, grazie al prezioso contributo di Barilla, le richieste del mercato. Il primo passo per riuscire a trasformare le esigenze in qualcosa di tangibile, in prodotti di altissima qualità su misura
per l’industria”.

 
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