La medicina del sonno secondo il Professor Lugaresi
a cura di Mauro Manconi
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Il ricercatore è il poeta della realtà.
Il momento intuitivo è fondamentale.
Questo momento però nasce su di una realtà di competenza.
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Perché e grazie a chi si è avvicinato al sonno, Professore?
Credo che tutto sia cominciato grazie al mio rapporto con Henry Gastaut. Alla comparsa dei primi lavori nord americani sulla polisonnografia, Gastaut suggerì a me e Tassinari
di concentrare la nostra attenzione su questa nuova tecnica. Insieme a Coccagna,
con l’aiuto di alcuni tecnici, cominciammo a fare le prime registrazioni notturne nella maniera più rocambolesca: usavamo un vecchio encefalografo sistemato in un bagno
e registravamo dalla stanza accanto. Tutto era molto artigianale. Quello fu l’inizio, subito capimmo di avere fra le mani una gran fortuna, ogni registrazione era una scoperta.
Nessuno aveva mai studiato il sonno: eravamo sbarcati su una terra incognita.
Perché, rispetto ad altre discipline, la scienza si è avvicinata così tardi al sonno?
Il lavoro del clinico si svolge di giorno, al letto del malato ci si va di giorno e il paziente
lo si visita da sveglio. Ciò che accade di notte è sempre stato sottovalutato.
Certo, si sapeva che esistevano il pavor e il sonnambulismo, ma nessuno pensava
di poterli studiare perchè non esistevano gli strumenti, non c’era la polisonnografia.
Inoltre studiare il sonno è costoso, sia da un punto di vista tecnico che umano, ci voleva un gran entusiasmo per stare lì tutta la notte, c’era la consapevolezza di poter scoprire qualcosa.
Oggi senza finanziamenti e sponsor è difficile fare ricerca, allora invece la si faceva per entusiasmo gratuitamente.
Eravamo felici, tutto era gratuito. Alcuni mi dicono: lei come senior del gruppo era quello che trasmetteva l’entusiasmo, io spero che sia andata così, ma allora era facile trasmettere l’entusiasmo e la voglia di fare. Tutti i giovani che mi seguivano in reparto
ci tenevano a entrare nell’equipe del sonno perchè sapevano che qui si potevano fare scoperte importanti da pubblicare.
Oggi in Italia esistono più di 30 Centri del sonno certificati dall’AIMS che conta circa 400 iscritti. Se lo aspettava?
No, non l’avrei mai pensato. Le cose sono cambiate. Poco a poco, si è capito nel tempo che sarebbe stata una cosa grande questa della medicina del sonno.
Oggi un giovane spesso deve scegliere: o ricerca o clinica. Questa specializzazione può portare dei frutti se si collabora, però può anche essere un limite.
Sì, credo sia esattamente così. Però mi pongo il problema se non sia così per ogni nuova scienza. Ad esempio, Gastaut faceva tutto con un elettroencefalografo, con grande intuizione e grande entusiasmo.
Allora però era l’inizio dell’epilettologia, oggi un Gastaut non potrebbe più esistere perché quella branca è così matura che la dicotomia fra chi fa ricerca e chi fa clinica è diventata quasi necessaria. Quello che conta è anche l’imprinting che abbiamo, io ad esempio sono un tipo che parte dalla clinica. In America si parte dalla malattia e quindi in primo piano mettono la fisiopatologia, la quale necessita della tecnica. La nostra invece è una ricerca ancora costruita in chiave rinascimentale che parte dallo studio dell’uomo. Noi in Europa partiamo dal malato e speriamo nell’intuizione di capire se si sta osservando qualcosa di nuovo e se lo si può descrivere e dimostrare. Il nostro procedimento diventa sempre più difficile man mano che quella disciplina poi matura.
Quando mi capita di parlare di lei con alcuni dei suoi colleghi, tutti le riconoscono una grande capacità intuitiva.
L’intuizione è un momento fondamentale, come diceva Karl Popper. Lui ha sempre detto che il primo momento di una scoperta è l’intuizione, se non si intuisce non si scopre nulla. “Il ricercatore è il poeta della realtà”. Il momento intuitivo è fondamentale. Questo momento però nasce su di una realtà di competenza. Io leggevo di tutto in neurologia, quando mi trovavo davanti al paziente sapevo inquadrare i sintomi sulla base delle conoscenze.
L’intuizione consisteva nel fatto di capire che quella sindrome era interessante e qualcosa di nuovo mai descritta prima. Si può vedere il nuovo solo se si conosce il vecchio, ci vuole la cultura per intuire il nuovo. L’errore da evitare, è credere che i libri contengano la verità, i libri contengono le informazioni conosciute sino a quel momento, a volte correttamente interpretate a volte no.
Pensa che un domani si possa pensare ad una vera e propria specializzazione post-laurea autonoma nei disturbi del sonno?
Io sono per le figure specialistiche purché non diventino delle torri d’avorio isolate dal resto. Penso al neurologo che fa medicina del sonno, però ho delle resistenze verso la medicina del sonno come terreno avulso da tutto il resto. Non so dirti se il futuro sia tale da favorire un’ulteriore parcellizzazione della medicina.
Il futuro potrebbe anche condurci lì, oggi la medicina del sonno è diventata, nonostante tutto, una delle branche mediche più dinamiche e attive.
È finita l’era dell’elettrofisiologia? Siamo entrati nell’era della neuroimaging?
Sì credo che in un certo senso sì. Io penso che le due tecniche del futuro siano la neuroimaging e la biologia molecolare, queste due tecniche amplieranno enormemente
le nostre conoscenze.
Non vuole essere una domanda escatologica, ero indeciso se fargliela o meno, ma desidererei chiederle per cosa le piacerebbe essere ricordato?
Beh sicuramente per il contributo dato allo studio della medicina del sonno, senza dubbio. |