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PAC, la Commissione mette mano alla Riforma


“Nonostante l’health check non sia una nuova profonda Riforma della PAC, è comunque qualcosa di più di un semplice aggiustamento. Non intendiamo modificare i principi fondamentali introdotti con la Riforma del 2003”. Così, il Commissario europeo all’Agricoltura, Mariann Fischer Boel, sull’avvio della verifica sullo stato di salute della Politica Agricola Comunitaria.


Nessuna barricata, per il momento, per l’esordio di un documento che introduce, per la prima volta, un tetto agli aiuti più elevati, rafforza i trasferimenti obbligatori di fondi dal primo al secondo pilastro, propone l’estensione del disaccoppiamento totale con l’adozione del cosiddetto modello regionalizzato, smantella i “vecchi” strumenti di mercato e addirittura manda in pensione le quote latte. Ma è anche vero che la discussione è appena iniziata: solo con la presentazione delle proposte giuridiche, in programma per i primi mesi del 2008,si aprirà il vero negoziato. Intanto, però, la Commissione ha fornito le riposte ai primi quesiti politici.

Sistema di pagamento unico

Agli Stati membri è stata data la possibilità di scegliere tra un metodo di applicazione su base regionale o di fare riferimento ai trasferimenti erogati in un periodo pregresso (modello storico). La combinazione tra i due sistemi non è, però, esclusa a priori. La strada da seguire, secondo gli esperti della Commissione, è solo quella che porta alla semplificazione. Quindi, massima attenzione è stata rivolta al modello storico. Perché sarà difficile giustificare, in futuro, livelli di pagamento differenziati tra gli agicoltori in funzione di rese, livelli e assetti produttivi che esistevano in un passato lontano. Di conseguenza, gli Stati membri dovrebbero modificare il sistema in vigore al loro interno, puntando a un livello di pagamenti più uniforma nel corso del periodo 2009-2013.

Il disaccoppiamento

La separazione tra sostegno e produzioni non ha determinato cambiamenti di rilievo nei consolidati assetti aziendali. L’orientamento della Commissione sembra preciso: si può procedere alla soppressione delle eccezioni (disaccoppiamento parziale) e le misure dello sviluppo rurale dovranno favorire l’adattamento delle aziende alle realtà dei mercati. Alcune specifiche situazioni, comunque, potranno essere ugualmente prese in considerazione. Ma solo dove la produzione agricola gioca un importante ruolo per la tutela dello spazio rurale e l’economia locale.

Il plafonamento

Anche dopo l’adesione di 12 nuovi Stati membri, il 20% dei beneficiari riceve l’80% dei trasferimenti diretti della PAC. Ecco cosa pensa la Commissione: è una situazione sbilanciata, resa ancor più evidente dopo l’avvio dei pagamenti disaccoppiati. E così è stato tirato fuori dal cassetto il plafonamento, una proposta che in passato era stata bocciata dal Consiglio. L’obiettivo del plafonamento, sostengono ancora gli esperti in forza alla Commissione, non è quello di far risparmiare il bilancio comunitario. Il gettito della manovra, infatti, resterebbe a disposizione degli Stati membri per aumentare le risorse destinate allo sviluppo rurale. Oppure, per finanziare le iniziative rese possibili da una nuova stesura dell’articolo 69 del regolamento 1.782/2003. La scelta di fissare una riduzione progressiva dei pagamenti al crescere delle erogazioni, in luogo di un massimale unico, è stata fatta per tentare di contrastare separazioni aziendali decise solo allo scopo di evitare la riduzione dei pagamenti. Oltre al plafonamento, fa sapere la Commissione, c’è la questione dei pagamenti di ammontare: potrebbe essere aumentato l’attuale limite di 0,3 ettari. Oppure, si potrebbe stabilire un importo minimo, al di sotto del quale non scatterebbe l’erogazione. La Commissione è, però, orientata ad affidare la scelta (tra le diverse opzioni) agli Stati membri.

I cereali

Le prospettive di mercato sono favorevoli. Anche se, dicono a Bruxelles, non è ancora possibile sostenere che sia cominciata una fase duratura, contraddistinta da prezzi elevati dopo due decenni di riduzioni. Per il breve termine, la Commissione avverte: “E’ da mettere in preventivo una riduzione delle quotazioni, rispetto ai picchi raggiunti negli ultimi tempi”. Ci sono, comunque, tutte le condizioni per procedere alla soppressione del set-aside obbligatorio e dell’intervento, eccezion fatta per il grano destinato alla panificazione. Secondo gli esperti della Commissione, infatti, questa eccezione consentirebbe di avere di fatto per tutti i cereali una rete di sicurezza in grado di influenzare la formazione delle quotazioni di mercato per i cereali diversi dal grano panificabile.


 
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