LAccordo raggiunto a fine ottobre 2002 dai Capi di Stato e di Governo a Bruxelles costituisce indubbiamente un momento di fondamentale importanza per lUnione Europea. Esso spiana, forse in modo definitivo, la strada per ladesione, a partire dal 2004, di 10 nuovi Stati membri.
Da un punto di vista agricolo, lAccordo raggiunto ha il pregio di far chiarezza sugli scenari nei quali si opererà nel prossimo decennio. LEuropa non intende smantellare - così come energicamente richiesto dalla Francia, principale beneficiaria della Politica Agricola Comune - la politica di sostegno allagricoltura. Il livello di spesa sarà mantenuto invariato sino al 2006 mentre, nel successivo periodo 2007/2013, la dotazione comunitaria per questo settore potrà beneficiare di un incremento dell'1% annuo.
Limpatto delle decisioni del Consiglio è, però, tuttaltro che trascurabile, in quanto il settore agricolo potrà contare su un budget consistente, ma la "coperta finanziaria si restringerà inevitabilmente a seguito dellallargamento.
Alla luce del nuovo quadro finanziario disegnato nel corso del vertice di Bruxelles, una rivisitazione delle proposte di riesame a medio termine della PAC appare inevitabile. Le rivoluzionarie innovazioni indicate da Fischler -ed in particolare il disaccoppiamento e la modulazione degli aiuti - sono fortemente insidiate e, ad ogni buon conto, i tempi di attuazione delle sue proposte sembrano destinati ad allungarsi anche se lobiettivo di unopera di restyling della PAC rimane immutato.
In questo quadro, restano tuttavia sul tavolo negoziale dei Ministri dellAgricoltura numerosi dossier, alcuni dei quali di importanza strategica per gli interessi italiani. La discussione sulla riduzione del prezzo di intervento dei cereali e la modifica del regime di sostegno ai produttori di frumento duro rimangono, infatti, nel calendario dellEsecutivo comunitario. Il nuovo massimale di spesa definito nel corso del Vertice imporrà, tuttavia, alcuni tagli che potrebbero tradursi con ladozione di misure più rigide per i settori meno difesi. Il mantenimento del sostegno specifico per il frumento duro appare in questo quadro più difficile e la partita per lItalia non si annuncia per questo agevole.
Alla luce di questo scenario, tuttora molto fluido, alcuni interrogativi è dobbligo sottolinearli: in questa riforma, la spesa agricola è stata in larga parte salvaguardata, almeno fino al 2013, anche se verrà ripartita fra 25 partners. Tutto bene, se non fosse che ad oggi ancora non è stato stabilito in che modo si procederà ai tagli sui pagamenti diretti che vengono oggi liquidati agli agricoltori dei 15 e, soprattutto, con quali strumenti questi si effettueranno. Non è un caso infatti che, sulla base delle richieste poste dallItalia, i Capi di Stato e di Governo hanno deciso che, comunque, dovranno essere salvaguardate le esigenze dei produttori che vivono nelle aree svantaggiate dellattuale Unione Europea.
Ma cè dellaltro. La "cura dimagrante alla quale potrebbero essere assoggettati i produttori agricoli potrebbe indurre lindustria di trasformazione a delocalizzare parte degli impianti in Paesi che, oltre ad essere produttori di materia prima, sono anche importanti aree di consumo, a meno che, alla paventata diminuzione delle produzioni comunitarie non faccia riscontro un notevole miglioramento qualitativo.
Uno scenario, quindi, ancora tutto da definire ma suscettibile di significativi cambiamenti.
Vincenzo Divella