Un recente Seminario organizzato a Roma da Federalimentare ha affrontato un tema che già riveste, ed ancor di più rivestirà nei prossimi anni, grande importanza per i significativi cambiamenti che potranno derivarne in molti settori della vita economica. Parliamo della riforma del Titolo V della parte seconda della Costituzione, cioé quella che, tradotta nel linguaggio comune, è nota come devolution delle competenze dello Stato alle Regioni ed agli Enti locali. Si tratta di un argomento di grande rilevanza visto che, non a torto, quella che si andrà a realizzare è stata definita una vera e propria rivoluzione copernicana.
Sarebbe però più corretto parlare di una rivoluzione annunciata, considerato che, ben prima che fosse approvata la legge di riforma costituzionale 18 ottobre 2001, n.3, il cammino nella direzione di un maggiore decentramento regionale era già stato intrapreso mediante il ricorso alla legislazione ordinaria. Innanzitutto con la legge delega 15 marzo 1997, n.59 - nota come legge Bassanini - e quindi con il decreto legislativo n.112/98 (poi modificato dal D.Lgs. n.443/98), provvedimenti che avevano attribuito la quasi totalità delle funzioni amministrative, ad eccezione di quelle espressamente riservate allo Stato, alle Regioni e alle Regioni ed agli Enti locali.
Inoltre, non si deve dimenticare che anche la precedente formulazione del medesimo Titolo V della nostra Costituzione attribuiva alle Regioni ampi poteri che, nonostante la successiva adozione, negli anni 70, di decreti attuativi delle norme costituzionali, aveva nei fatti trovato scarsa attuazione, fatta eccezione per alcune realtà regionali particolarmente organizzate.
Quindi, per quanto il nostro ordinamento costituzionale già contenesse i principi della devolution, i più radicali cambiamenti realizzati a partire dal 1997 ad opera del nostro legislatore sono avvenuti grazie al recepimento concettuale, nel nostro ordinamento, dellimportante principio di sussidiarietà introdotto dal Trattato di Maastricht. Lattuale articolo 5 della versione consolidata del Trattato che istituisce la CE stabilisce infatti che la Comunità interviene, nei settori che non sono di sua esclusiva competenza, soltanto se e nella misura in cui gli obiettivi dellazione prevista non possono essere sufficientemente realizzati dagli Stati membri e possono dunque, a motivo delle dimensioni e degli effetti dellazione in questione, essere realizzati meglio a livello comunitario. Trasferito a livello di ordinamento amministrativo italiano, il principio di sussidiarietà trova la sua concreta attuazione proprio nella riforma dellarticolo 117 della Costituzione, nel senso che, ad eccezione delle materie elencate nel secondo comma, che restano di esclusiva competenza dello Stato, tutte le altre, comprese quelle del settore agricolo, agroalimentare ed alimentare rientrano nella competenza concorrente di Stato e Regioni (terzo comma del medesimo articolo) o nella sola competenza regionale, in forza della residualità della competenza regionale, sancita nel quarto comma dello stesso articolo 117.
Mi rendo conto che il tema risulta un po ostico per il riferimento, inevitabile, a tecnicismi giuridici e normativi. Tuttavia, mi sembra opportuno soffermarci già oggi sulla piattaforma legislativa della riforma da cui deriveranno i fondamentali cambiamenti che via via si manifesteranno nei prossimi anni.
In uno schema, per ora solo ipotetico, degli effetti della devolution per le materie di nostro più diretto interesse, troviamo che i settori agricolo ed agroalimentare rimarrebbero nella competenza e nella potestà regionali (fatto salvo il potere sostitutivo del Governo), anche per quanto riguarda lattuazione del diritto comunitario; le materie che attengono il settore alimentare rientrerebbero anchesse nella competenza e nella potestà regionali, ma resterebbe riservata alla legislazione statale la determinazione dei principi fondamentali.
Pur quindi nellincertezza di un tema che, anche nella valutazione espressa da parte di insigni giuristi, presenta molti aspetti dai confini tuttaltro che chiari, appare opportuno fin da oggi riflettere sul futuro che ci attende. E questa riflessione dovrà avvenire sui tavoli istituzionali - Confindustria, Federalimentare, Ministeri - così come sui tavoli interprofessionali, con tutte le categorie con cui ci confrontiamo. Ma anche, e soprattutto, nella nostra Associazione e nelle nostre Aziende, per acquisire coscienza di una riforma che cambierà lo scenario della nostra attività.