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Interview To The President Of The Italian Society Of Andrology: «The Mediterranean Diet Is Good For Love … »

Interview to the President of the Italian Society of Andrology: «The Mediterranean diet is good for love … »

«Il buon sesso inizia a tavola», parola del presidente della Società italiana di andrologia (Sia), Giorgio Franco, che spiega come la dieta mediterranea, oltre a produrre indubbi benefici per la salute, come già dimostrato da altri studi, riuscirebbe anche a prevenire disturbi nella sfera di coppia, quali, ad esempio, la disfunzione erettile.

La dieta mediterranea mette al riparo dai disturbi sessuali

I dati provengono dal Congresso nazionale della Società italiana di Andrologia che si è svolto a Napoli lo scorso giugno.

«Seguire i dettami della dieta mediterranea mette al riparo dai disturbi sessuali e allontana il pericolo impotenza», sostiene Giorgio Franco. Insomma, la salute, anche per quanto riguarda i rapporti di coppia, comincia dal cibo.

Quali sono, in particolare, gli alimenti che aiutano a combattere l’impotenza? Cereali – dunque, anche pasta e pane in quantità non eccessiva – frutta, verdura e pesce.

Spiega l’andrologo: «Esistono diversi lavori scientifici (Esposito et al Int. J.Impot. Res, 2006; Esposito et al. JSM, 2010) che dimostrano come una dieta di tipo mediterraneo, cioè povera di carni rosse o lavorate, e ricca di grano duro, frutta, vegetali, noci, pesce sia più frequentemente associata a soggetti senza disfunzione erettile rispetto a quelli con questo disturbo. In particolare, nei soggetti diabetici, l’aderenza alla dieta mediterranea sembra associarsi ad un minore rischio di disfunzione erettile (Giugliano, JSM, 2010)».

 

Il presidente della Società Italiana di Andrologia, Giorgio Franco

I consigli per una dieta salutare

L’esperto ci offre anche un esempio di come potrebbe essere la “dieta” da seguire: «A colazione cereali, pane di grano duro, frutta, latte e, perché no, un caffè o un té. A pranzo, un piatto di pasta, del pesce, insalata condita con olio e aceto, frutta. A cena, una minestra di verdura, formaggi freschi, frutta o un dessert».

E sul condimento della pasta, Franco non ha dubbi: «Preferibilmente con pomodoro, fresco o al sugo, oppure, con olio di oliva crudo e verdure (broccoli, zucchine, melanzane) o legumi. Da evitare panna, burro o altri condimenti grassi».

I dati evidenziati dal Congresso degli andrologi italiani confermano il ruolo insostituibile dei cereali in un corretto modello di consumo alimentare. Ciò nonostante, non sono rari gli attacchi alla dieta mediterranea. Si sente spesso di mode alimentari basate su cibi iperproteici.

Sfatiamo il mito che la pasta faccia ingrassare

A tal riguardo, ricordiamo quanto riportato sull’editoriale di Pasta&Pastai di maggio, firmato dal biologo nutrizionista e tecnologo alimentare, Luca La Fauci: «Per la nostra vita è indispensabile uno zucchero, il glucosio. È il glucosio che nutre i nostri neuroni e i nostri globuli rossi». La centralità del glucosio nel metabolismo è talmente significativa da dare al corpo umano la possibilità di ottenerlo anche se non lo si assimila con la dieta, «perché nel fegato anche grassi e proteine possono essere trasformati in glucosio, quando la glicemia è troppo bassa».

«Non ha pertanto senso – chiarisce La Fauci – escludere dal proprio regime nutrizionale gli alimenti amidacei (come la pasta) perché l’amido non è altro che un carboidrato di grandi dimensioni, formato da migliaia di molecole di glucosio».

«Per quanto attiene al profilo squisitamente dietetico – aggiunge l’esperto – deve essere sfatato il mito che la pasta farebbe ingrassare: le 350 calorie fornite da 100 grammi di spaghetti, ad esempio, possono essere abbondantemente superate dai soggetti abituati a consumare snack dolci e salati, alcolici e bevande zuccherate».

«Il quadro è chiaro – conclude La Fauci – la pasta non può e non deve cedere il passo a mode evanescenti quanto discutibili, deve piuttosto consolidare il proprio ruolo nell’ambito delle nuove abitudini dietetico-comportamentali».

Come si comportano gli italiani a tavola

Fortunatamente, almeno in Italia, i regimi alimentari low-carb non fanno breccia. Il 90% degli italiani ama la pasta e il 53% non ci rinuncia, nemmeno se a dieta. Lo rivela una ricerca Doxa per l’Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane (Aidepi).

Solo il 5% degli italiani ha sentito parlare delle diete low carb – rivela il sondaggio – e solo il 2% ha dichiarato di averne seguita una. Molto bassa (18%) anche la percentuale di chi si dimostra interessato a seguirla in futuro.

Di coloro poi che hanno sperimentato una delle tre diete low-carb più famose (Zona, Dukan e Paleolitica), 1 su 3 si è dichiarato insoddisfatto, la metà perché non riusciva a fare a meno di pane e pasta e il resto perché non otteneva i risultati sperati. La dieta ideale resta, per il 72% degli italiani, quella mediterranea, basata sui carboidrati di pane e pasta.

Alla pasta non sanno dire di no soprattutto gli uomini under 24 nati nei piccoli centri del Mezzogiorno e delle isole.

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